domenica 14 marzo 2010

IL GRANDE SILENZIO (1968)di Sergio Corbucci



Il 1968 è stato un anno molto florido sia per il regista Sergio Corbucci, che per il genere Western, in questo unico anno prendono vita tre Western del regista: Il Mercenario (già recensito in questo Blog), Gli Specialisti ed il nostro Il Grande Silenzio.
Un Western sicuramente sui generis, sia per ambientazione, le montagne dello Utah sepolte sotto metri di neve, sia per un uso più marcato e visivamente forte della violenza.


Snowville è un piccolo villaggio aggrappato sulle montagne, la sua esigua e povera comunità vive di stenti e di vessazioni. Molti uomini del villaggio spinti al furto e alla delinquenza dalla povertà, hanno una taglia sulla loro testa e si rifugiano, latitanti, sulle montagne; ciò attira al villaggio orde di Bounty Killers assetati di taglie e sangue. Tra loro il più attivo e crudele è Tigrero (Klaus Kinsky) vestito con una pelliccia di visone ed un cappello nero da prete, egli è spinto unicamente dal guadagno ed è legato al banchiere del villaggio da un accordo economico, il 25% su ogni taglia!!






Gli unici ad opporsi a questo sordido accordo sono il nuovo ed onesto sceriffo (Frank Wolff) ed un pistolero abile ed armato di pistola artigianale detto Silenzio (Juan Luis Trintignant), dalla vita segnata irrimediabilmente dall'uccisione dei suoi genitori da parte di alcuni Bounty Killers e dalla sua mutilazione, che lo ha reso muto a vita.
Tenera è la storia d'amore che sboccia tra il nostro Silenzio e la bella e meticcia Pauline (Vonetta McGee), rimasta vedova proprio a causa del malefico Tigrero, per una taglia da 500 dollari.
 
La colonna sonora è del maestro Ennio Morricone, che interpreta con decisione la natura claustrofobica, epica ed intimista della pellicola, le melodie sono certamente più tristi e meno galoppanti del solito.
 
Molto bella è l'interpretazione di Klauss Kinski, veramente al suo apice ed a suo agio nella parte del cattivo, la sua interpretazione è gelida come l'ambiente intorno a lui, nessun rimorso traspare dalle sue delittuose azioni, il blu dei suoi occhi sembra reso più profondo dal sangue freddo che riesce a mostrare, una insensibilità solo di scena, che l'osservatore riesce a distinguere.
 
Corbucci cerca di confezionare un Western che esce con forza dai clichè di genere; questo è sicuramente ottenuto con una fotografia brillante,con certo sovvertimento della linea tra bene e male e con un finale veramente inaspettato.
Altro innovativa tema, per tempi storici ed esigenze di genere, è quella razzista; la trovata di inserire personaggi di colore e l'avversione nei confronti del colore della loro pelle ,è figlia di un periodo storico di forte denuncia sociale in tale senso.
I duelli sono molto ben realizzati; il sangue sulla neve , le sparatorie sotto tormente di neve, i cavalli che arrancano stanchi attraverso metri di neve, sottolioneano la lotta dell'uomo contro la natura e l'avidità umana.
Il film soffre dei difetti nel ritmo di racconto, come se , alcune tematiche rese interessanti non vengano indagate fino in fondo, rimane intatta l'epicità, anche se la credibilità di alcuni personaggi risulta erosa, anche perchè non abbastanza approfonditi.
Da segnalare la presenza ,nella parte di un Bounty killer, del compianto Mario Brega (presente anche nell'immenso Per Un Pugno di Dollari di Leone), nella sua fase Western pre-Verdone.



Frase del film:
" La violenza non si combatte da soli!"





Voto: 7/10




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