giovedì 23 febbraio 2017

T2: TRAINSPOTTING (2017) di Danny Boyle




ANTEPRIMA DALLA MORGUE

La programmazione, proposta da alcune multisala di provincia, prevede, con un unico biglietto, la visione del Trainspotting del 1996  e del suo sequel Trainspotting 2 del 2017, in una sorta di Grindhouse degli anni 20 del millennio nuovo.
Questa occasione ci permette facile facile il confronto, la sovrapposizione, il richiamo. Anche se  noi cercheremo di evitarlo, perchè inclemente, il film cult dei novanta ci si presenterà come una gita nella nostra giovinezza, un momento irripetibile, violento, ipercinetico e illogico. Credo, comunque, che un conto sia paragonare, un altro conto sia farli affrontare come due tessere di un puzzle, farle conciliare anche se la geometria non ce lo permette, questo sarà il nostro uggioso e non richiesto lavoro, che poi, mi par di interpretare, per altri versi, è stato pure lo sporco compito del regista Danny Boyle.



Edimburgo. Oggi. Sono passati 20 anni dalle vicende dei nostri eroinomani Scozzesi preferiti. Il nostro Mark Renton (Ewan McGregor) torna in patria dal suo esilio Olandese e ritrova i vecchi
amici e la sua vecchia vita. Ritrova Sick Boy, che oggi si fa chiamare Simon (Johnny Lee Miller) ancora meditante vendetta per il tradimento di 20 anni prima, fuori dall'eroina ma dentro un vortice di Coca, Troie e truffe. Ritrova il buon Spud che oggi è Daniel Murphy (Ewen Bremner) dopo 20 anni di dipendenza brutta, accattonaggio e macerie di vita personale che questa ha comportato. Ritroverà, pur non volendo, il vendicativo e furioso Frank Begbie (Robert Carlyle), oggi chiamato Franko (...ma perchè!?...) condannato a 25 anni di galera, se possibile ancora più folle ed incacchiato dopo lunga detenzione. Gli ingredienti ci sono tutti perchè la miscela sia esplosiva. In una serie di corsi e ricorsi storici, nostalgie canaglie, nuove opportunità ed immancabili tradimenti, la vita farà danzare i nostri eroi, dimostrandoci che le dipendenze, l'Eroina, le rapine, le vite al limite sono frutto di scelte fatte ad un bivio o forse solo frutto del fato che un narratore tossico ha scelto per noi.



La forza di T2 è quella di un film debole per sua stessa ammissione, essendosi finalmente arreso ad una realtà più forte e tetra. Non si tratta però di "un vecchio che vuole fare il giovane", la caratteristica migliore di questa pellicola è la sua coerenza con se stessa e con il cammino artistico del regista che l'ha creata. Boyle è passato dalle dirompenti pellicole dei 90 come Piccoli Omicidi...(1994) e Trainspotting a The Beach, il film che ha reso Leo DiCaprio un attore completo, ai film della vera consacrazione come "28 Giorni dopo" ed il pluri-premiato  "The Millionaire", fino ai film della sua maturità come "Steve Jobs"(2015).
Col regista maturano i protagonisti, ognuno verso la propria parabola di vita.
Boyle perde, piano piano, quel tocco di continua e velata devozione a Kubrick, mantenendo e facendo suo il senso di onirico da esso coniugato. Sviluppa quella voglia di impressionare con immagini forti, trasmutandola in una tendenza a straniarci con trovate e concetti altrettanto sconcertanti. Dà coerenza, continuità ed attualità anche ad alcuni monologhi che furono ottimi negli anni 90 e che sono ancor'oggi valide se attualizzati, come nel fantastico ed aggiornato "choose life"  che Mark recita con grande successo all'accattivante Veronika (Anjela Nedalkova), o con la maturazione del personaggio di Spud... In Trainspotting 2 c'è meno droga,  meno giovanile spacconeria, più ragionamento, più testa e meno gambe, più fiato e meno vene turgide.



Torni dopo vent'anni in un posto pieno di vecchi amici, e come li trovi?


Ewan McGregor con Trainspotting è stato lanciato nell'olimpo, da li a diventare il maestro Obi Kenobi della cinematografia mondiale tutta il passo è stato brevissimo, la forza scorre sempre possente in lui, ma ritengo che anche nella sua dissoluta giovinezza  scorresse copiosissima, un po' come l'eroina nel primo Trainspotting. Qui è spesso da far paura ed è così bravo, in alcuni casi, da capire quando farsi da parte e lasciar fluire il talento dei compagni. Maestro.



Robert Carlyle è l'altro uomo di spessore del cast. Un attore con un curriculum che parla da solo, un sodalizio con Boyle che non ha bisogno di essere ricordato. Franko è un personaggio scomodo, antipatico e Robert è così bravo da non darci alcun appiglio per farci cambiare idea sul suo conto. Il padre che nessuno di noi vorrebbe avere. Da centrare con una testata ogni due per tre.



Johnny Lee Miller nella mente di troppi di noi sarà sempre e comunque SickBoy, un imbroglione pezzo di merda troppo intelligente perfino per finire invischiato con l'eroina..ed infatti nella nuova incarnazione lo è con la coca e le mignotte, perennemente pieno di debiti e di guai,
una perfetta trasposizione moderna del personaggio.



Ewen Bremmer, in un tempo cinematografico in cui gli outsider e gli sfigati hanno assurto il ruolo di veri protagonisti, è praticamente perfetto, un attore che ha sempre mantenuto un basso profilo pur avendo fatto in questi vent'anni tutta una serie di film importanti e a volte necessari, sempre incidendo senza essere ingombrante. Per chi sa osservare, in T2, è il miglior attore non protagonista che ci dovremmo sempre aspettare. Golden Outsider.


L'ultima e poi andiamo....
Col cuore gonfio di nostalgia e le vene ancora tumefatte dal capolavoro degli anni novanta, Danny Boyle si/ci rifà delle vicende dei nostri eroi. E se da giovani ci somigliavano per ribellione e fughe dalla realtà oggi, a noi come a loro, la realtà ci ha fatto un culo così!


Non dimenticando il fatto che il pacchetto servitomi come spettatore comprendeva anche il  Trainspotting originale ,  vi devo dire che questo mi ha ulteriormente e nuovamente colpito come un macigno in viso... Colonna sonora sempre e comunque da paura, un film pieno di grinta e fame di gloria. Inoltre ho dovuto notare quanta infamia censoria ci sia nei passaggi televisivi Italiani che in questi vent'anni hanno devastato, decontestualizzato, lordato ed infine infangato questa opera d'arte. Tagliuzzamenti di frammenti, a volte secondi o decimi di secondo su nudità,  indugi di telecamera su particolari sordidi, volti tumefatti, aghi su braccia, vomito e cacca, espressioni e quant'altro, che tolgono senso al tutto e in alcuni casi banalizzano invece che inorridire meno! Lo schermo cinematografico mi ha restituito tutto questo, mettendo in rilievo, come vent'anni fa, tutta l'ipocrisia della nostra società.

7 commenti:

  1. Bentornati mi siete mancati quasi quanto Renton e soci. Non ci credevo molto in questo seguito, ora ci credo un po' di più, sono curioso di vederlo a questo punto. Cheers

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    1. Curiosità legittima. Ma non crearti false speranze..Il primo Trainspotting è unico e irripetibile!

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  2. L'ho apprezzato tantissimo ieri sera. Dici bene... C'è meno droga, meno spacconeria... Ma tantissima depressione dovuta ai tempi moderni. Ho notato anche una critica alla fottuta nostalgia che dilaga nelle nostre menti... E' un film diverso da Trainspotting, ma non ti nego che mi ha dato molta carica! Come se mi avesse detto: "Tu non sei meglio di Spud, Renton e così via..."

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  3. Ciao Dottor Massis, prima volta che capito nel tuo blog :-)
    Penso guarderò questo seguito anche grazie alla tua segnalazione... Sembra avere degli interessanti presupposti.

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    1. Grazie Roberta, mi fa piacere..goditi lo spettacolo!

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  4. Ragazzacci, scusate l'intrusione fuori tema, ma dalle mia parti abbiamo una coccarda per voi. Cheers!

    http://labaravolante.blogspot.it/2017/07/liebster-award-2017-ricchi-premi-e.html#more

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  5. Stavolta tocca a me assegnarvi un premio:

    http://lastanzadigordie.blogspot.it/2017/10/blogger-recognition-award-la-stanza-di.html

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